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Cinema e TV 3D: |
L'enorme interesse dimostrato dalla clientela di Gubbio Informatica e dai visitatori web di tutta italia per il nostro precedente articolo: I cinema 3D sono tutti uguali o ci sono differenze ? ci ha spinti ad effetturare una nuova recensione sull'argomento, tecnicamente più approfondita per conoscere a fondo
cosa si nasconda dietro ad una proiezione tridimensionale.
Per la realizzazione è stato intervistato un tecnico esperto del settore, il Signor Pietro Clarici, responsabile dei cinema Supercinema Clarici e Politema Clarici di Foligno, il quale ringraziamo profondamente per la sua cortesia, disponibilità e tempestività nel collaborare con Gubbio Informatica nel produrre il seguente articolo.
Iniziamo con l'intervista:
Gubbio Infomatica: Come si realizza un film in 3D?
Pietro Clarici: Premesso che le mie esperienze dirette si limitano alla sala, ovvero al lato delle proiezione, cercherò di rendere l'idea.
Per ricreare l'effetto stereoscopico, cioè restituire allo spettatore l'illusione della profondità, è necessario che l'occhio destro e quello sinistro ricevano due immagini leggermente diverse tra loro, che poi il cervello provvede a "ricomporre". Il risultato è la percezione di una scena 3D.
Dunque, i film 3D sono composti da due diversi flussi video anzichè da uno solo. Questi flussi vengono presentati sullo schermo alternati (tutti i sistemi DLP Cinema 2K monoproiettore) o contemporaneamente (sistemi IMAX 3D, Sony SXRD, DLP Cinema 2K biproiettore polarizzati o Dolby 3D): per ottenerli, ci sono diverse strade possibili.
1) Ripresa stereoscopica: in fase di produzione del film, si usano telecamere 3D capaci di riprendere già in partenza i due differenti "punti di vista".
Ad esempio, per le parti in live action di AVATAR sono state impiegate camere stereoscopiche speciali, sviluppate da Cameron insieme a Vince Pace.
2) Grafica computerizzata: durante il rendering delle immagini, si generano due POV della stessa scena tridimensionale invece che uno.
3) "Dimensionalizzazione": si usano algoritmi software e aggiunte di CGI, per convertire al 3D stereoscopico immagini riprese in due dimensioni. E' la tecnica che sta usando Tim Burton per "Alice".
In tutti questi casi, è fondamentale che chi si occupa della produzione abbia esperienza con la stereoscopia: la maggiore o minore "profondità" che in molti notano da un titolo all'altro non dipende dai sistemi 3D utilizzati per la proiezione, ma dalle scelte del regista e del direttore della fotografia, così come un eventuale disagio nella visione di alcuni film può dipendere da una scarsa esperienza degli autori... esistono alcuni accorgimenti tecnici in fase di ripresa e montaggio che possono minimizzare problemi del genere, ma tutto sta a conoscerli.
Gubbio Infomatica: Quanto è importante il proiettore in una proiezione 3D?
Pietro Clarici: E' l'elemento fondamentale di un sistema di presentazione 3D: deve essere scelto attentamente, e dimensionato in base alle caratteristiche della sala. Oggi non esistono differenze fondamentali tra i proiettori installati, che sono quasi tutti basati sulla tecnologia DLP Cinema 2K di Texas Instruments (fa eccezione Sony, che ha sviluppato un proiettore 4K basato sulla sua tecnologia SXRD di cui al momento esiste un solo esemplare in Italia): quello che conta - e per le proiezioni in 3D è ancora più importante - è che la lampada installata sia sufficientemente potente.
Gubbio Infomatica: Perché alcuni film hanno pochissima profondità?
Pietro Clarici: Come detto, è una scelta artistica. Tra i titoli usciti negli ultimi mesi, alcuni hanno privilegiato l'effetto "oggetto in faccia" (parallasse negativo), altri la profondità "oltre lo schermo" (parallasse positivo)... è essenzialmente un modo come un altro di comporre l'immagine stereoscopica.
Gubbio Infomatica: Tra le tecnologie di proiezione in 3D in commercio quale ritiene sia la migliore e perché?
Pietro Clarici: Tutti i sistemi 3D hanno vantaggi e svantaggi. Per riassumere:
I sistemi a luce polarizzata (Real D o Master Image) hanno un'efficienza di circa il 13/14% (ovvero, quella è la percentuale della luce sviluppata dal proiettore che arriva effettivamente sullo schermo) e possono usare occhiali usa e getta, molto comodi da gestire.
Per contro, per mantenere la polarizzazione, e dunque la separazione delle immagini, necessitano l'installazione di uno schermo argentato ad alto guadagno, che crea problemi di uniformità cromatica: ciò significa che in alcuni casi si può percepire una differenza significativa di luminosità tra il centro e i lati del fotogramma (hotspotting), e che comunque chi siede ai lati della sala o nei posti molto avanzati "riceve" dallo schermo molta meno luce riflessa rispetto a chi siede al centro... fino alla metà.
Inoltre, i sistemi a polarizzazione circolare hanno qualche difficoltà in più a separare in maniera efficace i due fotogrammi destro e sinistro: il risultato è la visione di immagini doppie (ghosting). Per ovviare a questo, Real D ha sviluppato degli algoritmi software che modificano le immagini proiettate, riducendo il contrasto nelle aree più critiche. Gli altri sistemi, invece, utilizzano immagini non modificate, dunque a contrasto pieno.
Il sistema Dolby 3D è simile all'anaglifo, ma molto più sofisticato: particolari filtri dicroici nel proiettore separano i tre colori primari filtrando due differenti gruppi di lunghezze d'onda. Alcune frequenze luminose attraversano la lente destra, altre attraversano la lente sinistra. Il vantaggio principale di questo sistema è che questo filtraggio è talmente preciso che il ghosting praticamente non esiste, e si può utilizzare il normale schermo bianco, che offre la stessa luminosità a tutti gli spettatori.
Ci sono, però, diversi problemi: innanzittutto, l'efficienza luminosa: è molto bassa, del 9/10%. Talmente bassa che Dolby consiglia di installare schermi Perlux ad alto guadagno... che però hanno più o meno gli stessi problemi di direzionalità dei silver screen. Inoltre, i filtri a interferenza determinano una differenza cromatica tra il fotogramma destro e quello sinistro, che un particolare software installato nei server di proiezione deve correggere in tempo reale: qualche volta, se si chiude prima un occhio e poi l'altro, ci si accorge che la correzione non è perfetta.
A livello operativo, gli occhiali Dolby hanno lenti in vetro curvo, e vanno dunque recuperati e puliti.
Il sistema XpanD usa occhiali shutter sincronizzati via infrarossi al proiettore. Si può utilizzare anche in questo caso il normale schermo bianco, ma l'efficienza del sistema è nettamente superiore, tra il 18/19%. Questo significa che, a parità di condizioni, un sistema XpanD fa quasi il doppio della luce rispetto a Dolby: perchè le celle a cristalli liquidi presenti negli occhiali hanno bisogno di tempo per il passaggio di stato tra trasparente e opaco, il ghosting può teoricamente esistere, ma seguendo le impostazioni di XpanD si può regolare una serie di parametri nel proiettore per ridurlo a tal punto da essere inavvertibile. Per il resto, il materiale proiettato non subisce nessuna alterazione, e non c'è bisogno di correzioni cromatiche nel proiettore.
A titolo personale, per questi motivi ritengo che la migliore tecnologia attualmente disponibile sia quella di XpanD, ed è quella che ho scelto per le mie sale. Certamente tutte le tecnologie, se installate nel modo giusto e nella sala giusta, possono dare dei buoni risultati: detto questo, ritengo che il sistema XpanD sia quello in grado di garantire al pubblico la migliore esperienza complessiva. Ovviamente ha degli inconvienti come gli altri, ma sono tutti nel lato della gestione, e dunque, in condizioni normali, non è lo spettatore a risentirne.
Gubbio Infomatica: Sebbene poco diffuse, in Italia esistono sale cinematografiche IMAX 3D, in cosa differiscono rispetto ai sistemi Dolby 3D, Real D, Xpand 3D ?
Pietro Clarici: IMAX è nato come un sistema "large format" in pellicola 15/70, pensato per l'installazione in sale appositamente progettate e completamente immersive, con schermi di dimensioni molto elevate e formato vicino al 4:3. L'obiettivo è quello che lo spettatore non sia in grado di percepire il limite dello schermo: e d'altronde, la ridotta distanza di visione è resa possibile dall'uso del supporto 15/70, una pellicola con un'altissima risoluzione teorica. Ancora più immersivo è IMAX 3D, dove due proiettori (con due pellicole diverse) vengono fatti funzionare contemporaneamente, e allo spettatore sono forniti occhiali shutter o a polarizzazione lineare. Il problema sta nei costi per la stampa e la distribuzione delle copie IMAX, elevatissimi, e doppi nel caso del 3D.
Dunque, dall'anno scorso IMAX ha introdotto un sistema di proiezione Digitale 2D/3D, che impiega due proiettori 2K Christie: ma per motivi di luminosità e risoluzione, le sale che impiegano questo sistema sono quasi sempre tradizionali strutture cinematografiche "classiche" riconvertite togliendo qualche fila e avvicinando lo schermo, e non costruite ad hoc. Questo è un grosso problema per IMAX, che ha sì ridotto i costi operativi suoi e delle singole sale, ma per farlo ha banalizzato quella che fino a poco tempo fa era una vera e propria esperienza.
Gubbio Infomatica: Secondo lei quanto rimane al definitivo abbandono della pellicola 35mm o 70mm IMAX in favore del Digitale 2k o Digitale 4k?
Pietro Clarici: Per quanto riguarda il 35mm, non molto. Ormai quasi tutte le uscite in USA sono disponibili in Digitale, e in Italia, grazie ad un recente accordo con le distribuzioni nazionali, nel 2010 vedremo un'accelerazione decisa nell'installazione di impianti D-Cinema, che al momento sono oltre 400.
Credo che nel giro di 3 anni, la pellicola rimarrà solo per i titoli di cineteca.
Per IMAX, posso solo tirare ad indovinare: la prossima generazione di proiettori 4K dovrebbe riuscire a sostituire efficacemente la pellicola 70mm almeno per quanto riguarda la risoluzione effettiva. Ma la luminosità resterà un problema, perchè le sale IMAX 15/70 montano anche due lampade da 15kW, mentre quelle IMAX Digital hanno una coppia di 6.5kW. Per illuminare decentemente gli schermi "classici" servirà ancora qualcosa di più.
Gubbio Infomatica: Nel corso del 2010 i principali produttori di TV LCD / PLASMA avvieranno la commercializzazione dei nuovi pannelli 3D Ready, lei cosa ne pensa a proposito ?
Pietro Clarici: Le tecnologie home potranno contribuire ad avvicinare il grande pubblico al 3D stereoscopico, ma credo che il Cinema abbia poco da temere: per le sue caratteristiche, una sala completamente oscurata, con schermo da parete a parete, non avrà mai eguali nella presentazione di materiale 3D.
Per il migliore effetto è necessaria una configurazione immersiva che nessun televisore in nessun salotto potrà mai eguagliare, e che al limite potrà essere avvicinata dai futuri proiettori 3D, ma solo in sale HT espressamente progettate che, per motivi di costi e spazio, credo resteranno appannaggio di pochi.
Gubbio Infomatica: I TV LCD o al PLASMA adotteranno le stesse tecnologie impiegate nel cinema 3D?
Pietro Clarici: Saranno concettualmente simili, anche se l'implementazione non sarà la stessa: ad esempio, la maggior parte dei costruttori (Sony, Panasonic, Samsung, LG, Toshiba) impiegheranno occhiali attivi shutter, analoghi a quelli di XpanD. Sembra, però, che supporteranno una frequenza di aggiornamento di 120hz anzichè 144, rendendo un pò più problematica la presentazione di immagini a 24fps come quelle del Blu-Ray 3D.
Oppure, nei modelli più economici qualcuno impiegherà anche sistemi polarizzati, che però a differenza dei sistemi cinematografici avranno l'effetto di dimezzare la risoluzione dell'immagine. Insomma, le basi sono simili... ma di nuovo, per avere lo stesso risultato del Cinema a casa probabilmente ci vorrà ancora un pò di tempo.
Gubbio Infomatica: Essendo un appassionato di cinema, non posso non farle quest'ultima domanda: Cosa ne pensa di AVATAR, il nuovo colossal di James Cameron?
Pietro Clarici: Ho visto AVATAR in 3D giusto ieri sera (Mercoledì 13 Gennaio 2010), e l'unica cosa che posso dire è che tutta l'attesa - l'hype, come dicono gli americani - intorno al film è pienamente giustificata. E' davvero una rivoluzione... e non lo dico con facilità, perchè mi ritengo un consumatore di Cinema piuttosto smaliziato, forse con un occhio un pò più tecnico rispetto allo spettatore medio.
La fantascienza - con poche meritevoli eccezioni - è sempre stato un genere abbastanza ostico dal punto di vista del botteghino, ma Cameron è riuscito dove molti altri prima di lui avevano fallito. Ha fatto diventare il suo film un vero e proprio fenomeno di massa, e la costanza di rendimento di AVATAR da un weekend all'altro è la dimostrazione di un passaparola straordinariamente positivo. E poi c'è il 3D, ovviamente: dopo tanti film in cui si è fatto un uso forse un pò limitante ed acerbo della stereoscopia, finalmente è arrivata la dimostrazione che uno strumento tecnico del genere in mano a chi sa usarlo non ha praticamente limiti. Che lo vogliate o meno, AVATAR è il nuovo benchmark per chiunque, in futuro, vorrà proporre non solo un film di fantascienza o un titolo 3D, ma qualunque esperienza cinematografica.
Molti altri registi potranno beneficiare dell'esperienza di Cameron e di Vince Pace con la Fusion Cam e con il motion capture, ma AVATAR non è soltanto una dimostrazione tecnologica che ispirerà una generazione. E' anche un esempio di come sia possibile fondere efficacemente narrazione e tecnologia, emozione e numeri: non avrebbe il - meritato - successo che sta ottenendo se fosse solo un altro baraccone hi-tech senz'anima.
Gubbio Informatica: La ringrazio nuovamente per aver collaborato alla realizzazione di questo interessantissimo articolo.
Concluderei porgendole i miei più cari e sinceri complimenti per la passione con cui si dedica al suo lavoro e per il continuo investimento in tecnologia nel rinnovare i suoi due cinema multisala Supercinema e Politema Clarici, che al momento della stesura dell'articolo (15 Gennaio 2010) rappresentano le uniche due strutture in UMBRIA ad utilizzare il sistema Xpand 3D.
Discuti delle tecnologie 3D nel nostro forum Discussione: I cinema 3D sono tutti uguali o ci sono differenze?
topic dedicato ad AVATAR Discussione: AVATAR il 15 Gennaio 2010
Realizzazione Intervista Cristiano Passeri
Collaborazione per la realizzazione Intervista Pietro Clarici
